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Borys Humeniuk, poesie dal fronte ucraino



Nell’epoca dell’informazione istantanea capita che alcune notizie vengano sommerse da milioni di altre notizie magari di minore importanza o che addirittura vengano volontariamente sottodimensionate dai media. Capita, così, che la notizia di una guerra in corso dentro i confini Europei non abbia la risonanza che merita. Eppure l’occupazione del suolo ucraino da parte delle truppe russe ha dato vita ad un conflitto che ha già fatto più di seimila vittime tra i militari e i civili ucraini e che è sicuramente costato la vita ad un numero imprecisato (imprecisato perché sull’occupazione militare del suolo ucraino il Cremlino mantiene il silenzio) di soldati russi.

Capire le cause e le dinamiche di questo conflitto non è semplice e, per il nostro scopo, nemmeno necessario. L’uomo tuttavia di fronte alla barbarie riesce sempre ad organizzare forme intellettuali di resistenza. Di fronte a quanto di più disumano ci possa essere nella guerra, è quasi per istinto che in certi uomini nasce la poesia.
E la poesia non contribuisce certo a spiegare cause e dinamiche dei conflitti. La poesia insegna, semmai, che ogni guerra è una guerra contro l’uomo.

Oggi, come ieri, il fronte, i campi di battaglia diventano il luogo in cui l’uomo davanti a tanta inumanità cerca rifugio in quanto di più umano possiede in corpo ed allo stesso tempo di trascendere questa umanità aspirando a qualcosa di più alto.

Borys Humeniuk è uno dei tanti combattenti volontari scesi sul campo di battaglia accanto all’esercito regolare ucraino.  Attualmente è a capo del Battaglione OUN, non definibile altrimenti se non come una brigata partigiana. In una intervista andata in onda sulla Tv ucraina (https://m.youtube.com/watch…) Borys Humeniuk spiega: “attualmente al fronte siamo circa cento combattenti. La maggioranza di noi è attrezzata con trofei, ovvero armi sottratte ai nemici sul campo di battaglia. Quando il Ministro della Difesa normalizzerà il nostro stato, allora riceveremo l’equipaggiamento ufficiale. […] Attualmente il Ministro conosce i nostri spostamenti e siamo autorizzati ad accompagnare l’esercito ufficiale al fronte”.

Quando l’intervistatore ribadisce l’importanza che gli venga riconosciuto lo status di combattenti, Borys Humeniuk taglia corto dicendo: “ho cinquanta anni. Non ho bisogno che mi si dica come difendere il mio paese. Sto combattendo perché è quello che deve essere fatto. Ho cominciato a marzo. Avevo cercato di arruolarmi ma sono stato respinto a causa della mia età e del mio peso. Non avevo altra possibilità se non quella di fare il partigiano. Ed è quello che ho fatto. Noi continuiamo a chiedere di essere riconosciuti ma nel frattempo continuiamo a combattere al fronte e non abbiamo nessuna intenzione di abbandonarlo fin quando non avremo vinto”.

In questi giorni è stata pubblicata la seconda edizione di una raccolta di sue poesie, Poetry from the war, i cui proventi serviranno a finanziare il battaglione OUN. Da civile, Borys Humeniuk faceva il giornalista, lo scrittore e il critico letterario. Aveva già pubblicato una raccolta di poesie ma precisa: “Pensavo che non sarei mai più tornato a scrivere poesie. Nel 1993 avevo pubblicato la mia prima e, come pensavo fino a poco tempo fa, ultima raccolta, A way of defense. Dopo avevo scritto i romanzi Lukianivka e Island. Maidan, l’occupazione della Crimea, i fatti Donbas hanno cambiato ogni cosa”.

Non avevo intenzione di scrivere un libro. In realtà erano solo dei post pubblicati su Facebook. Avevo promesso ai miei lettori che se fosse stato possibile avrei scritto le mie impressioni e la mia esperienza al fronte. […] Fu la vista di un ragazzo di Chortkiv che reggeva in una mano un fucile automatico e nell’altra un cellulare a colpirmi. Quella vista mi aveva inquietato perché pensavo che dovesse avere in entrambe le mani il cellulare o il fucile, non poteva dividere la sua lealtà in quella maniera. Era come se fingesse che un fucile automatico potesse essere un oggetto quotidiano della vita civile. Fu così che questo divenne il soggetto di una poesia.

L’aspetto che colpisce di più dell’esperienza di Borys Humeniuk è il fatto che, una volta al fronte, abbia immediatamente dismesso i panni di giornalista o quelli di scrittore ed abbia trovato naturale usare i versi, solo i versi, per esprimete i suoi pensieri.
Le poesie”, dice “sono diventate una specie di terapia per me. A volte, invece di gridare o piangere, voglio sparare verso il cielo. Alcuni fanno così, sparano con i loro fucili automatici al cielo, io scrivo poesie.

Quando l’intervistatore gli chiede dove trovi l’ispirazione per i suoi versi, risponde: “dal dolore e dalla tristezza per quelli che sono stati ammazzati. Ma le mie poesie sono anche nutrite dell’amore per la mia cara gente, per i miei compagni partigiani, e per l’Ucraina. Le poesie non nascono dall’odio.

In alcuni dei suoi versi scrive:

Gradatamente il mio verso chiaro cambia volto
Le frasi incarbonite per la rabbia
Si riempiono di sangue risentito
La poesia diventa umida e salata
Come i merletti dei fazzoletti delle madri in lutto

E altrove:

Sembra che il nostro punto di controllo
Sia diventato un tempio
Altare la nostra barricata
Il vecchio pastore chiede del figlio
Un nuovo sacrificio è atteso

Faccio seguire i versi di “Quando il lancimissili grad spara…” tratti da Limes (link) così, nudi, privi di qualsiasi commento, perché la guerra non può essere descritta o commentata ma può solo essere espressa.


[Quando il lanciamissili “Grad” spara]
 
Quando il lanciamissili “Grad” spara

Sui quartieri residenziali —
Non importa se sono quartieri residenziali in Libano, in Siria o in Georgia
O quartieri residenziali a Mariupol, Artemivsk o Anracyt —
In questo c’è qualcosa di naturale
Direi anche quotidiano, banale —
Certamente se c’è qualcosa di naturale nel fatto
Che sparino i lanciamissili “Grad”

È naturale che i razzi di fuoco
Sparati dai lanciamissili “Grad”
Colpiscano le camerette
Dove dormono i bambini

È naturale che [i razzi] centrino
I supermercati pieni di gente
Le stazioni e gli aeroporti
È naturale che muoiano centinaia e migliaia
di civili

Perché è una cosa naturale che i civili
Muoiano in guerra —
Certamente se è naturale che ci sia la guerra
Che sparino i lanciamissili “Grad”

Che muoiano i civili
È naturale che quando i bambini corrono nel parco giochi

Trovino i giocattoli imbrattati di sangue
I giocattoli dei bambini morti [sotto i razzi]
Che il giorno prima sono stati portati dal parco giochi
Direttamente all’obitorio

I bambini come di solito fanno i bambini
Stringono al petto i giocattoli imbrattati di sangue

Giocattoli dei bambini morti
I genitori cercano di toglierli i giocattoli
I bambini piangono
Loro non hanno i giocattoli così belli
Giocattoli imbrattati di sangue
Dei loro coetanei
Ed è naturale

È naturale quando le deboli nonne
Che le proprie famiglie hanno lasciato a fare la guardia alle case
Fuggendo loro stessi quanto più lontano dalla guerra
E già qui c’è la guerra –
Al terzo giorno del riparo nel sotterraneo
Senz’acqua né cibo
Hanno deciso di scegliere
una più giovane e più forte tra di loro
E l’hanno mandata con due contenitori di plastica da dieci litri ciascuno
Alla fontanella più vicina

La coraggiosa nonnina stava già ritornando
Le amiche l’hanno già avvistata attraverso la fessura
Quando l’esplosione di un razzo le ha mozzato una gamba
Allora un’altra vecchietta uscì a striscioni dal sotterraneo
Raggiunse la ferita
Le prese dalle mani i contenitori con acqua

Disse “perdonami Valia”
E strisciò indietro nel sotterraneo
Ed è naturale
È naturale

È naturale quando un’ostetrica
Con vent’anni di esperienza professionale
Un’atea che non ha mai versato una lacrima
Che ha coraggiosamente operato anche a Maidan
Corre in chiesa per mettere una candela al Signore
Cade in ginocchio, singhiozza
Dio onnipotente, ci sarà ancora la guerra
Per il secondo mese consecutivo nascono soltanto i maschi

È naturale che le persone muoiano in guerra —

Certamente se è naturale che ci sia la guerra
Non si può evitare la guerra
è impossibile sorvolare la zona di guerra in un “Boing”
Neanche a un’altezza superelevata
è impossibile nascondersi aspettando che finisca la guerra

È naturale che un razzo colpisca un cimitero
e cancelli dalla faccia della terra le sepolture dei nostri genitori
È naturale che i soldati scavino trincee in cimitero

Scavino valli, costruiscano fortificazioni
Perché il cimitero è in una posizione strategica

In altura dominante
E non sapremo mai più se

Queste trincee sono le tombe dei nostri cari
O le tombe dei cari delle altre persone

È una guerra di tutti contro tutti
E riguarda tutti
I morti, i vivi e coloro che non sono ancora nati

Non è naturale che i razzi
Dei lanciamissili “Grad”
Cadano nei campi
è assolutamente innaturale
Impossibile guardare come
Arde il grano non raccolto
Impossibile sentire come squittiscono
E bruciano nelle fiamme le marmotte
E come si disperdono correndo i topi
Ma le fiamme assieme alla guerra
Li raggiungono e divorano
Perché le fiamme e la guerra sono insaziabili

Impossibile vedere
Come le quaglie volteggiano sopra i loro nidi
Avvolte dalle fiamme e dalla guerra
Come i loro piccini gridano l’aiuto

Come smettono di gridare gli uni e gli altri
Come alla fine bruciano tutti senza che abbiano alcuna colpa

Per le quaglie dispiace per davvero
Perché questa guerra dovrebbe riguardare solo gli uomini
Perché questa guerra riguarda solo gli uomini
Perché le quaglie non hanno nessuna colpa in questa guerra
Le quaglie non hanno colpe.

2 commenti:

  1. La verità è che questo psedo-partigiano combatte dalla parte degli invasori, gli americani, così come combatterono dalla parte dei nazi-fascisti le truppe ucraine di Stephan Bandera...nella seconda guerra...

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    1. Vorrei ribadire, se non fosse chiaro, che in questo blog nessuno pretende di raccontare la "verità" e che si diffida da chi vende "verità" troppo facilmente. La realtà è sempre complicata e i mezzi di comunicazione moderni ci permettono di raggiungere quanti più punti di vista possibili per farci un'immagine che anziché diminuire tenderà ad aumentare quella complessità.
      Vorrei, infine ricordare, ma questo è il mio modestissimo ed utopico parere, che in una guerra non si combatte mai dalla parte giusta.
      Detto questo, mi piacerebbe che l'anonimo commentatore potesse ri-intervenire a riguardo, magari in maniera più esaustiva, aggiungendo un nuovo punto di vista e nuove informazioni a riguardo.

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